Il clima è cambiato, incontestabilmente e dati alla mano. Non possiamo fermare subito il cambiamento climatico, ma possiamo e dobbiamo adattarci. Come dicevano i Latini: “Nisi caste, caute” – se non puoi essere casto, almeno sii cauto. Oggi, per noi, significa trasformarci con le strategie della nuova ingegneria e del monitoraggio predittivo.
Così come nel dopoguerra l’Italia ha ricostruito il proprio tessuto urbano e infrastrutturale, oggi serve un piano di scala nazionale che mobiliti ingegneria, risorse e visione. Senza di esso, rischiamo di rincorrere le emergenze invece di guidare la trasformazione.
L’adattamento climatico non è un costo: è un investimento strategico in competitività urbana. Quando investiamo in infrastrutture resilienti, città a impatto zero, edifici intelligenti e rigenerazione del costruito, non stiamo spendendo: stiamo aumentando il valore economico, sociale e culturale dei territori.
L’ingegneria oggi deve deve partire dai dati climatici e dalla modellazione dei rischi. Attendere che le catastrofi si verifichino per poi intervenire e rimediare è troppo costoso e inutile. Oggi siamo in grado di capire cosa accadrà prima che accada. Questo risparmia vite umane, patrimoni e ingenti quantità di denaro.
Proger mette in campo competenze e progetti innovativi che sfruttano:
Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è una questione di adattamento culturale. Il territorio e il clima cambiano, e anche le infrastrutture diventano dinamiche. L’AI permette il monitoraggio predittivo delle infrastrutture, per capire, adattarci ed evitare disastri. Il dato una volta era un numero, oggi è strategia. Bisogna imparare a gestire l’AI per non esserne gestiti.
Non ci interessano le battaglie ideologiche: una politica di mitigazione, che è giusta, va fatta in maniera consapevole e soprattutto globale. Finché questo non accade, dobbiamo adattare il nostro territorio, salvaguardare le nostre persone e il nostro patrimonio culturale. Preserviamo il nostro futuro, oltre che il nostro passato.
Il nostro territorio non è in equilibrio con il clima attuale e la causa di molti disastri dipende da infrastrutture non adeguate al nuovo contesto. Il problema non è che non piove, perché piove quanto in passato, ma che piove in maniera diversa e la nostra infrastruttura idrica non è stata adattata a questi cambiamenti.
Rischiamo di perdere il patrimonio culturale che abbiamo ereditato. Se non ci adattiamo al cambiamento climatico e non adottiamo le misure necessarie, verranno travolte o cancellate non solo le memorie ma i luoghi viventi di ciò che siamo.
Le città in cui viviamo sono ricche di patrimonio culturale, beni particolarmente fragili che sono la nostra memoria. Il cambiamento climatico può avere un impatto fortissimo su questi tesori. Per questo l’architettura e l’ingegneria devono sperimentare.
L’ingegneria deve portare la cultura del fare. Proprio perché un’opera non è stata ancora fatta, per questo ci interessa. Perché ci interessa quella parte di mondo che va verso il progresso.
Per la salvaguardia dei patrimoni culturali bisogna avere gli incentivi giusti e sperimentare con soluzioni diverse, perché quelle che funzionano in un luogo potrebbero non funzionare in altri. Non dobbiamo costruire di più ma adattarci a un clima e a un pianeta che cambia: questa è la grande sfida dell’ingegneria di oggi.
L’Italia può guidare l’adattamento urbano in Europa se ha il coraggio di testare sul campo. Abbiamo il patrimonio storico più complesso d’Europa, ma anche competenze tecniche d’eccellenza.
Se facciamo dei nostri territori un laboratorio a cielo aperto per le tecnologie dell’adattamento, possiamo diventare un riferimento europeo, e non solo un follower. A noi spetta il compito di capire come tutelare il nostro patrimonio culturale, adattare città e imprese ai cambiamenti climatici del pianeta, restituendo equilibrio a un mondo che lo ha perso.
I tempi sono maturi per affrontare la sfida dell’adattamento. A noi interessa relativamente se il cambiamento climatico sia opera dell’antropizzazione selvaggia o se sia un ciclo naturale. A noi serve capire per intervenire e per adattare noi e le nostre vite, le nostre opere e la nostra salute a un clima che è cambiato.
E mentre ci adattiamo, procedere ad attendere gli effetti delle immancabili azioni di mitigazione degli interventi dell’uomo sulla natura.
Con Proger, grazie alle strategie dell’ingegneria, alle nuove tecnologie di AI e al monitoraggio predittivo, è possibile riprogettare i nostri territori e salvaguardare il patrimonio culturale.
Il futuro non si aspetta: si costruisce, oggi.