Società di ingegneria a caccia di talenti. Sgambati: “Visione creativa, padronanza digitale e solida preparazione tecnica per saper evolvere e cambiare”

Un estratto dell’articolo di Paola Pierotti su Il Sole 24 Ore di lunedì 25 maggio.

Un estratto dell’articolo di Paola Pierotti su Il Sole 24 Ore di lunedì 25 maggio:

L’ingegneria si conferma ben più di un servizio tecnico: richiede multidisciplinarietà e solide basi culturali. Accanto alle competenze digitali e specialistiche, le società cercano tra i liberi professionisti figure capaci di integrare saperi diversi, con una preparazione tecnica solida e una visione alta e trasversale. Emerge così l’identikit di un professionista ibrido, curioso e adattabile. «Visione creativa, padronanza digitale e robusta base tecnica»: questi gli elementi indicati da Umberto Sgambati, presidente di Proger Spa, colosso italiano del mondo dell’engineering che, con 800 professionisti, è tra le 100 maggiori società di ingegneria al mondo. 

Sgambati sottolinea che la conoscenza dell’inglese e degli strumenti digitali è ormai imprescindibile e che nella competizione internazionale vince la visione capace di coniugare integrazione, innovazione e artigianalità italiana. «Sul mercato vanno a ruba esperti di digitalizzazione, in meccatronica o AI. E “project management” è la parola d’ordine. Noi cerchiamo giovani con il digitale nel sangue: le scienze dell’informatica e la capacità di ragionare in termini digitali sono merce preziosa. Ma per noi sono ancora più interessanti gli ingegneri trasversali, con una solida base tecnica, capaci di declinare il loro sapere secondo i canoni moderni». Secondo Sgambati «serve una base solida, oltre la superficie, per avere la preparazione culturale e mentale per affrontare i cambiamenti. All’inizio della carriera professionale non è opportuno privilegiare l’identificazione di un ruolo, e disegnare tutte le capacità per quella specifica posizione, meglio puntare sui fondamentali per saper evolvere e cambiare».

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